PIETRAPERZIA. Notevole interesse alla presentazione del libro “Mio fratello” di Giovanni Impastato.

La presentazione nella sala convegni della società operaia Regina Margherita di piazza Vittorio Emanuele. Ad organizzare il tutto il gruppo Civitas e l’associazione “Amici della Biblioteca”. Al tavolo della presidenza la professoressa silvia Romano – gruppo Civitas – l’insegnante Emiliano Spampinato – presidente di “Amici della Biblioteca – oltre a Giovanni Impastato e a Pino Amico. Moderatori Silvia Romano e Pino Amico. Alla consolle per l’audio Salvatore Nicoletti. Tra i presenti, il maresciallo Federico Rescio – vicecomandante la stazione carabinieri di Pietraperzia -, l’appuntato dell’Arma dei carabinieri Nico Polone, il parroco della matrice don Osvaldo Brugnone, il segretario provincia di Enna CGIL Antonio Malaguarnera e il presidente della “Margherita” geometra Totò Russo. Presente pure una delegazione di soci Ucim di Barrafranca con la presidente Gina Patti. Prima dell’inizio dei lavori Giovanni Impastato si è sottoposto volentieri ad una breve intervista. Giovanni Impastato, autore del testo “Mio Fratello”. In questo libro si parla della vicenda di suo fratello, Peppino Impastato, ucciso dalla mafia e fatto ritrovare morto lungo i binari della ferrovia nella mattina del 9 maggio 1978. Nonostante sia trascorso tutto questo tempo, iòl messaggio è ancora attuale. Cosa si sente di dire, in proposito, Giovanni Impastato? “Ancora si parla tantissimo di Peppino. continuiamo a raccontare la sua storia perché questa storia contiene un messaggio positivo che non è soltanto un impegno civile, di lotta e di battaglie sociali ma anche un messaggio educativo per le nuove generazioni”. “Io sono felicissimo – dice ancora Giovanni Impastato – di tutto questo perché oggi molti giovani si riconoscono nella figura di Peppino. Bisogna continuare a raccogliere la sua eredità, andare avanti con il suo coraggio e con le sue idee. Peppino è stato molto coraggioso, ha portato avanti le battaglie culturali e sociali, ha lottato contro la mafia. Ha il coraggio di una grande rottura che noi consideriamo storica e culturale. La sua rottura non avviene solo all’interno del contesto della società in cui lui ha vissuto ma avviene soprattutto all’interno della propria famiglia, una famiglia di origine mafiosa. Un nostro zio, Cesare Manzella, capomafia, era sposato con una sorella di mio padre. Pure mio padre era un mafioso e Peppino no. Questi sono segnali importanti, messaggi positivi da trasmettere alle nuove generazioni”. Mafia, ai tempi era una parola quasi impronunciabile. Molti, allora dicevano che la mafia non esisteva. Cosa è cambiato da allora ad oggi? “Non possiamo dire che tutto è rimasto come prima. ci sono stati dei segnali di cambiamento importanti sia a livello legislativo che di impegno sociale, dal basso. Oggi ci sono tante associazioni. Oggi la mafia viene combattuta. Non possiamo dire che c’è indifferenza, però bisogna ancora fare molto di più perché il problema non lo abbiamo risolto. La mafia ha cambiato pelle, ha cambiato strategia, si è adeguata ad un contesto completamente diverso rispetto a prima. Allora bisogna stare molto attenti, bisogna studiare il fenomeno e bisogna portare avanti soprattutto un lavoro preventivo perché la lotta alla mafia – io parlo a livello istituzionale – non si può fare sull’onda delle emergenza; si deve fare soprattutto sull’onda della prevenzione”. Qual è il messaggio che lancia, in proposito, Giovanni Impastato? “Il messaggio che mi sento di lanciare soprattutto in un momento difficile come questo è quello di credere nelle battaglie che portiamo avanti, di non essere indifferenti, di essere partigiani come diceva Gramsci e di non entrare nella fase di rassegnazione. A me le persone rassegnate fanno una grande paura”. Cos’è oggi la mafia secondo Giovanni Impastato? “La mafia, oggi, rappresenta un potere anche costituito, è il nemico dei diritti civili, dei diritti umani. Tutto quello di negativo lo esprime la mafia soprattutto in questo momento”. Cosa bisogna fare oggi per combattere la mafia? “Continuare a parlare di mafia, cercando di sensibilizzare i giovani, essere presenti nelle scuole e, nello stesso tempo, cercare di coinvolgere la società civile e farla riflettere su un fenomeno che non è soltanto criminale”. Silvia Romano, nel dare il benvenuto a Giovanni Impastato e a tutti i presenti, ha detto: “Quella di stasera per Pietraperzia non è una semplice presentazione di un libro. Questo incontro è un’occasione importante di riflessione”. “Giovanni Impastato – ha continuato Silvia Romano – in questi anni ha avuto l’onore e l’onere di portare ovunque un messaggio importante: il messaggio di suo fratello Peppino, ucciso dalla mafia a soli 30 anni. Quello di Peppino – ha detto ancora Silvia Romano – è un messaggio di estrema attualità, rivolto soprattutto ai giovani: cambiare è possibile anche là dove sembra non ci siano più speranze e che lo si può fare in un solo modo: uscendo dalle comodità delle nostre viste borghesi e, soprattutto, impegnandoci e partecipando. Peppino ci ha insegnato che non ci si può girare sempre dall’altra parte e fare finta di non accorgersi di quello che succede attorno a noi: che non sai può stare solo lamentarsi ma che ci si deve attivare per cambiare l’esistente”. “Pietraperzia – ha continuato Silvia Romano – vive, da alcuni anni a questa parte, una condizione che è sempre più vicina alla rassegnazione e all’’indifferenza. I giovani sono sempre meno legati a questo paese e non hanno stimoli giusti per impegnarsi in qualcosa. Ecco perché abbiamo creduto che esempi importati come Peppino possano riuscire a scuotere le coscienze civiche di chi, pur abitando ancora in questo paese, non ne crede più possibile un riscatto”. Silvia Romano ha aggiunto: “Peppino ci ha insegnato che una piazza vuota si può riempire di allegria, che i poteri – per quanto possano sembrare forti – non sono invincibili, che non bisogna credere passivamente a quanto ci viene detto, ma che è necessario essere critici e riflessivi. Se lasciamo che le cose accadano, qualcun altro prenderà il sopravvento. La mafia, il malaffare che ci tengono ostaggi senza libertà sono, prima di tutto, un problema culturale ed è proprio dallo studio, dalla conoscenza e dalla cultura che bisogna ripartire”. Silvia Romano dice ancora: “Dobbiamo riscoprire la forza di coinvolgere dando cultura, musica, arte, cinema, riempiendo la vita dei giovani di cose importanti, non ultimo il divertimento, proprio come aggregava Peppino, con estrema naturalezza e semplicità. La sua grandezza era questa: fare conoscere divertendo”. “È questa l’eredità – dice ancora Silvia Romano – che dobbiamo raccogliere e portare avanti con coraggio. Noi adulti abbiamo una grossa responsabilità nei confronti delle nuove generazioni; sono, infatti, i nostri comportamenti ad indirizzare, nel bene e nel male, i loro comportamenti. Se noi adulti ci giriamo dall’altra parte dicendo ‘ma a me chi lo fa fare?’ oppure ‘vado via perché ormai qui non c’è più nulla’ o ancora ‘la politica fa schifo e contestualmente non avremo fatto nulla per cambiare lo status quo, allora contribuiremo a disinnescare nei giovani nei giovani ogni entusiasmo e voglia di cambiamento e di farcela. Nel libro si fa, infatti, riferimento ad alcune figure meno conosciute della biografia di Peppino, come lo zia Matteo, zio materno, un liberale che ha avuto un ruolo fondamentale nel trasmettere i valori della democrazia, o Danilo Dolci a cui lo stesso Peppino si è ispirato molto. vere e proprie figure pedagogiche che hanno avuto un ruolo nella sua crescita e nel suo percorso”. Silvia Romano ha concluso: “Ringrazio anticipatamente Giovanni per l’occasione che ci dà. ‘Mio fratello’ è il libro di chi, con fatica probabilmente, è ritornato indietro con il ricordo e la memoria, per donarci questo patrimonio, questa eredità preziosa. Nel corso della serata ascolteremo e rifletteremo, tra le altre tematiche, insieme ad alcuni giovani, proprio sull’importanza della memoria che richiede coraggio per essere mantenuta viva. memoria come veicolo di trasformazione sociale. La memoria della lotta di peppino, dalla quale si può trarre un grande valore educativo per stimolare l’impegno contro la mafia, ma impegno anche verso l’ambientalismo, al Politica, l’antirazzismo e le lotte sociali, impegno per la creazione di una coscienza civica e forte”.
Queste le domande poste a Giovanni Impastato da 5 ragazzi nel corso della serata: Matteo Spampinato: “La memoria assume un valore fondamentale in particolare per i giovani e per quanti non hanno vissuto direttamente determinate situazioni. è infatti attraverso la memoria e il ricordo che si aiuta la formazione e la crescita delle coscienze dei giovani. Mio Fratello è il libro della memoria e del ricordo di Peppino. Cosa si sente di dire a noi giovani oggi a tale proposito?.
Maria Tia Vitale: “Per potere definitivamente sconfiggere la mafia, la cultura è lo strumento più efficace. istruzione, scuola, associazioni e società civile tutta costituiscono la piattaforma su cui deve essere realizzato un mondo rispettoso dei diritti e della dignità umana e sociale. La cultura come motore contro indifferenza e rassegnazione. cosa può insegnarci oggi Peppino?”.
Alessia Romano: “I nostri giovani non conoscono la tenacia nella lotta alla mafia esercitata da sua madre Felicia e dalle donne che ancora oggi tengono viva la memoria di Peppino. Ce ne può parlare in riferimento al collettivo femminista che nacque a Cinisi in seno al circolo ’Musica e Cultura’ ideato da Peppino?”.
Elena Guarnaccia: “Per Peppino difendere la bellezza significava rispettare il territorio e l’ambiente . quelli erano anni in cui nessuno parlava di ecologia e Peppino, anche in questo, fu un precursore. Oggi l’Ambiente e la Natura sono sempre più a rischio, bisogna salvare il nostro pianeta ed agire con urgenza, i dati sono allarmanti e ci confermano che il nostyro futuro, e soprattutto quelle delle nuove generazioni, è a rischio. Lo ha dimostrato l’adolescente studentessa Greta Thumberg che è andata sotto il palazzo del potere a protestare come faceva suo fratello cinquant’anni fa. suo fratello ha affrontato il tema della bellezza. A che cosa si riferiva allora e a che cosa si potrebbe fare riferimento oggi?”.
Noemi Chiolo: “I nostri giovani sono disincantati dalla politica. Non si tratta di disamore ma, più precisamente, di indifferenza e diffidenza e, quindi, anche di disimpegno. Peppino scelse l’impegno politico, ma non fu l’unico nella sua vita. Come si può, secondo Lei, dare fiducia ai giovani e spronarli ad impegnarsi ed attivarsi per cambiare l’esistente?”. le domande dei cinque giovani precedute da una citazione del pensiero di Papa Francesco e dalla citazione di passi di “Mio Fratello”.
Emiliano Spampinato, da parte sua, ha parlato delle numerose iniziative promosse dalla associazione “Amici della Biblioteca” tra cui la collaborazione con il Gruppo Civitas e l’approfondimento di varie tematiche: Ambiente, Donne (panchine rosse, simbolo della non violenza contro le donne), Legalità (presentazione del libro di Giovanni Impastato). Emiliano Spampinato ha poi aggiunto: “Per Peppino difendere la bellezza significava rispettare il territorio e l’ambiente. Quelli erano anni in cui nessuno parlava di Ecologia e Peppino, anche in questo, fu un precursore. lui ed i suoi compagni mettevano assieme la lotta di classe con le battaglie per la salvaguardia della bellezza del territorio”. Anche Pino Amico con le sue numerose domande ha messo in risalto le numerose problematiche di eri e di oggi. Giovanni Impastato, nel corso del suo intervento ha detto: “Peppino ci ha insegnato che non si può rimanere inerti davanti a tutto ciò che accade intorno a noi. Noi possiamo chiudere gli occhi di fronte prevaricazioni. Peppino ha lottato per un cambiamento di mentalità, delle società e delle famiglie”. Molto interessanti e significativi anche gli interventi di don Osvaldo Brugnone, di Antonio Malaguarnera e di altre persone che hanno voluto esplicitare le loro considerazioni. Don Osvaldo Brugnone ha chiesto: “Qual è il ricordo più bello di suo fratello e cosa vuole lasciare ai giovani di Pietraperzia?”. Giovanni Impastato ha risposto: “Un Peppino scanzonato. Preparatissimo e rispettoso delle leggi e metteva a frutto la sua preparazione”. Antonio Malaguarnera: Parlare di queste cose è fondamentale per fare rivivere la memoria contro l’indifferenza e la rassegnazione. Continuare con il lavoro di Giovanni Impastato e farlo conoscere ai giovani è fondamentale. Oggi c’è una presa di coscienza rispetto al passato. Tutti abbiamo il dovere di fare qualcosa e di adoperarsi nell’interesse di tutti”. Giovanni Impastato: “I primi segnali di emancipazione hanno messo in difficoltà la mafia. Felicia Impastato, nell’additare Gaetano Badalamenti, ha avuto un grande ruolo di civiltà. La vendetta non deve fare parte della nostra cultura”. Giovanni Impastato ha concluso: “Tutte le promesse fatte non sono state mantenute. Dobbiamo ritornare alle idee e alle ideologie. Il nostro tessuto sociale va ricostruito con le idee e con le energie dei giovani”. La serata si è conclusa dopo due ore di riflessioni e di idee che hanno tenuto avvinti i presenti in sala. GAETANO MILINO